Le Malghe

Cimbergo è sempre stato abbastanza ricco di campagna, di cascine e di malghe, luoghi che riportano i ricordi dei nostri genitori e di tanti concittadini per i quali hanno significato fatiche e responsabilità per contribuire al sosten­tamento della povera economia degli anni '50 (anche se le malghe sono ben più datate).  Alcune  malghe sono vicine: Dos, Tredenùs e Marmor, ma povere di pasture per scarsità di territorio, e questo invaso da boschi e pietraie.

Sui monti di queste tre malghe potevano vivere poche decine di animali. Ma Cimbergo ha altre  malghe:  Frisozzo, al quale si va passando sul comune di Paspardo per il sentiero dei Tre fratelli e qualche volta dal passo della Porta.

Altre montagne sono in Trentino: Gilì (Gellino), Plà (Gelo) e Pradù (Predon). Sono monti lontani e quasi avvolti nella leggenda.

 

Per i frequenti viaggi da e per le malghe, si impiegavano circa 6 ore, percorrendo i sentieri dal Passo di Mezza Malga verso la Val Dois fino al passo della Rossola o dalla strada che da S. Giovanni porta oltre la vasca di Ceto, nella parte alta della Val Paghera, per poi risalire Monoccola fino al bivio per la Rossola ed in fine discendendo verso la conca del Predon e poi del Gelo. Luoghi disagiati e lontani, eppure bel­lissimi e imponenti, hanno significato molto per le generazioni passate del nostro Paese. Uomini e donne, giovani e meno giovani, che hanno affrontato una sorta di prova di maturità e di assunzione di responsabilità verso le proprie famiglie e il Paese,

 

Malga Gelo m. 1867

 

"Il cosiddetto GENT" appunto: le mal­ghe di Cimbergo in Provincia di Trento, difese con le unghie e coi denti, non solo in tempi lontani, dalle continue pretese dei trentini per il pagamento di dazi e pedaggi vari, ma anche in epoca più  recente, se è vero che i nostri concittadini tra cui molte donne e bambini, negli anni '30 si opposero anche all'autorità del podestà fascista, quando si ipotizzò un possibile esproprio delle Malghe.

Originariamente Il “Gilì” e il “Plà” erano pascoli per le mucche mentre il ”Pradù” era per le pecore.

Malga GELO (altitud.1867): si tratta di una conca molto ampia, verdeggiante ed attraversata da un abbondante corso d'acqua, con una costruzione, che se p­pur in condizioni molto precarie, è in funzione ed affittata a pastori con circa 1000 pecore e di altre due più scostate e in quota, nella

stessa conca, chiamate Predon (2001 m.) e Gellino (2082 m.), ormai semidistrutte.

 

 

                    

     Malga Predon m. 2001                                         Malga Gellino m. 2082

                                                                                                                                                                                                          

Non vi è alcuna documentazione scritta o testimonianza tramandata oralmente che chiarisca in modo esaustivo l’origine della proprietà di questi territori in trentino.

In effetti sono tre i paesi che possiedono malghe in val di Fumo e Daone e cioè, Saviore, Paspardo ed appunto Cimbergo.

Ci sono  varie versioni che raccontano delle origini di queste malghe "oltre confine", che vanno su racconti quasi fiabeschi e romanzati.

La prima versione, che si trova sia tra le leggende della Vallecamonica che in quelle Trentine , racconta in forma di fantasia popolare, dei rapporti comunque esistenti da lungo tempo, in quelle aree di confine, tra Vallecamo­nica, Adamello e Val di Fumo:  La Maga Margì.

La seconda versione, quella trentina e meno tragica, e più verosimile ai racconti tramandati oralmente dai nostri anziani: Le tre contesse di Daone (o Principesse).

 

La questione dell'alpeggio nel trentino

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