La nostra storia

 

 

                       CIMBERGO

 

Distanza da Brescia Krn. 82 - 850 metri s.l.m. Superficie comunale 26,33 Kmq.

Abitanti (Cimberghesi): 897 (1951) - 884 (1961) - 749 (1971) - 666 (1981) -  612 (1991) – 573 (2001) – 562 (2011).

Alt. Minima 463 m. – Massima 2899

 

 

Introduzione

Il paese di Cimbergo è posizionato a 850 m in una piccola valletta montana, situata sulla sinistra idrografica della Valle Camonica ed attraversata dal torrente Re.

Il nucleo delle abitazioni si sviluppa lungo un costone del Pizzo Badile ed ha a valle un ampio pianoro (Pian di Carè). Vi si giunge attraverso la strada provinciale che si snoda tra boschi e castagneti e collega a sud i comuni di Ceto innestandosi poi nella SS. 42, a nord il comune di Paspardo a cui Cimbergo fu amministrativamente unito dal 1927 al 1947.

Il panorama che si può osservare da qui è davvero bello e suggestivo: guardando verso Sud si può osservare la media vallecamonica e le sue montagne fino al lago d’Iseo.

A sud-est  spicca maestoso Pizzo Badile camuno (m. 2435) a cui fa da sfondo il gruppo del Tredenus e di fronte, a ovest, appare con le sue profonde gole la Concarena (m. 2549).

In località Volàno, a quota 1.400 metri, l'ambiente, con le sue estese pinete, è tra i più allettanti e suggestivi e costituisce un «campo base» invidiabile per escursioni ad ampio raggio. Questa zona, come altre di pari bellezza, è, per altro, facilmente ed agevolmente accessibile.

Nella parte estrema paese, a nord, vi sono i ruderi del Castello di origine medioevale.

Una arcata di questo antico maniero carico di storia, situato su uno sperone di roccia, dà direttamente sul profondissimo orrido di oltre 200 m. in fondo al quale scorre il torrente Re de Tredenus che confluisce nel fiume Oglio nel comune di Capo di Ponte.

Il territorio comunale si estende per 26,33 Krnq. ed ha la cima più elevata nel monte Frisozzo (m. 2899). Esso permette delle interessanti escursioni (lago d'Arno m. 1816 - Rifugio De Marie nella conca di Volàno m. 1390) ed ascensioni (Pizzo Badile - Cima Demal - Cima di Tredenus, ecc.). Esso confina a ovest con il Comune di Capo di ponte, a nord quello di Paspardo, Cedegolo e Cevo, a est ed a sud quello di Ceto. 

Il lago d'Arno si trova oltre la catena della Zumella e le sue acque che fanno parte del Comune di Cevo, lambiscono parte del confine settentrionale del nostro Comune  verso la diga. E' interessante questa nota storica tratta dal libro "Storia della Valsaviore" del noto storico don Franco Bontempi in cui si parla di una vendita dei diritti sul lago: 1531: La pesca al lago d'Arno :

"7 febbraio 1531. Carta venditionis factae per Mattheum de Bocacinis de Cimbergo Antonio dicto Chinigino de quanta parte piscationis lacus darnj rogata per quondam d. Bartholomeum de Carensinjs de Cimbergo notanium dicto anno... cuius scnipturae sunt penes Bernandinum Ranchetti de Cimbergo".

"Carta di vendita fatta da Matteo de Bocacini di Cimbergo ad Antonio Chirigino della quarta parte del diritto di pesca al lago d'Arno. Atto scritto dal notaio Bartolomeo de Canensinj le cui scritture si trovano presso Bernardino Ranchetti di Cimbergo."

La tradizione orale popolare dice: "Hanno venduto il Lago d'Arno per un piatto di gnocchi!"..... Che abbia a che fare anche con questa storia? Non è dato saperlo, la storia del nostro comune ha fatto il suo corso ed è è come la conosciamo oggi.

 

Il nome di questo Comune trova numerose spiegazioni tra gli studiosi e non tutte concordanti. Per qualcuno deriverebbe dal nome tedesco Sigimbergo, ma anche da shima = cima e berg, voce celtica = altura o da cember = legno cembro. Per altri ancora Cimbergo significherebbe luogo di riposo e troverebbe la sua giustificazione nella voce gallica Him = rifugio e Berghe = case.

Storia e arte

La storia di Cimbergo per un lungo periodo si identifica con le vicissitudini e la presenza del suo  Castello. Ma esistono documenti anteriori a testimonianza di questo insediamento che, come altri nella valle, vide fiorire l'antica civiltà dei Camuni.

Nel suo territorio scavi recenti hanno dato alla luce decine di rocce con incisioni abbastanza diversificate nella tipologia da far dire agli studiosi che la loro origine varia dal neolitico alla cristianizzazione.

Tra le rocce più note quella di «S. Pietro», così detta per delle chiavi poste nelle mani della figura umana incisa, ed un'altra vicina, piccola ed appena affiorante, che presenta scene di aratura. Quest'ultima apparterrebbe al periodo neolitico (circa 2.000 anni A. C.). Altre rocce ed incisioni rupestri, con figure umane arcaiche ed evolute, possono osservarsi lungo i sentieri che congiungono il territorio di Cimbergo con i sottostanti comuni di Nadro e Capo di Ponte ove si estende il Parco Nazionale delle incisioni rupestri. Su queste rocce compaiono anche croci latine e greche, incise dopo il VI secolo, quando in Valle si diffuse la religione cristiana, quasi a voler attenuare il loro simbolismo pagano.

In epoca storica comunque il primo documento in cui si accenna a Cimbergo risale al 2 gennaio 1153. Da esso si apprende che il Vescovo bresciano Raimondo infeudò, coi beni vescovili di Cimbergo, Vione e Dalegno, Lanfranco Martinengo. Un documento posteriore al XIII secolo fa capire che il Comune si era meglio strutturato; il Sindaco Martino fu Rodolfo infatti veniva investito dal Vicario Vescovile Cazoino di altri beni sulla costa di Serio o Zero, un centro a ridosso di Capo di Ponte, per il fitto annuo di 24 lire Imperiali.

Di questo stesso periodo è il castello, del quale rimangono solamente i  resti delle mura di cinta,  le tracce di una torre e le mura che lo circondavano più in basso

Oggi è quasi impossibile immaginare l'aspetto architettonico dell'antico castello; la sua pianta ovoidale sembra adattarsi all'andamento del promontorio roccioso su cui si erge. Le mura, hanno squarci notevoli, mentre l'arco d'ingresso, a sesto acuto, è contornato da bugnati di granito. In qualche tratto delle poderose mura si possono intravvedere i resti delle opere di sostegno del tetto, mentre nessun segno di sculture, iscrizioni o decorazioni vi appare.

Nel secolo XIV il Castello di Cimbergo, i cui Signori erano Guelfi, ebbe un ruolo notevole nelle lotte tra Guelfi e Ghibellini e tra Milano e Venezia. Parteggiò per quest'ultima schierandosi contro Milano e i Federici di Valle Camonica, e questo atteggiamento può spiegare la sanguinosa persecuzione e repressione di Bamabò Visconti, che il 6 luglio 1361 faceva uccidere 38 persone di Cimbergo e di Almenno e, nel 1363, dispersa la lega da questi castelli inviatagli contro, li faceva diroccare.

Neppure questo evento pose fme alle lotte, anzi accrebbe nei Signori di questi territori il desiderio e l'impegno di rivincita. Infatti nel 1373 i Guelfi Camuni, tra cui appunto quelli di Cimbergo, si allearono coi Guelfi delle Valli bergamasche ed in questi territori combatterono contro le milizie milanesi sempre comandate da Barnabò.

Il continuo ricorso alle armi non giovava a nessuno, per cui, dietro solleci­tazione del Duca Milanese, i capiparte Guelfi e Ghibellini della Valle Camonica e della Vicina Val di Scalve il 12 marzo 1378 si radunarono a Cimbergo per stabilire la cessazione delle ostilità in tutti i luoghi fortificati della Valle, ad eccezione della rocca di Cemmo. In tale circostanza si pattuì inoltre di rimettersi, sotto pena di mille fiorini d'oro, alla sentenza che entro un mese avrebbero dato gli arbitri, circa i danni recatisi dalle parti.

Interessanti in questo periodo le servitù feudali di quei di Cimbergo verso il Vescovo di Brescia. Nel 1336 gli dovevano annualmente «Unum fassum scandularum» (un fascio di assicelle di legno) per riparare le sue case. Fino al 1445, fmo a questa data è documentato, il Vescovo in Cimbergo aveva riservato le aree dove si trovavano i nidi «falconorum et accipitrum» usati per la caccia, che, educati, si vendevano poi sulla piazza del Broletto di Brescia.

All'inizio del secolo XV doveva però il Castello di Cimbergo essere già passato dagli Antonioli di Grevo al dominio dei Conti della Torre di Cemmo, stando all'atto del 1412, in cui Boccaccio e Bartolomeo di questa famiglia erano detti Conti di Cimbergo e di Cemmo, in quel momento favorevoli al Duca di Milano. Ciò giustifica come mai nel 1404 il Signore di Milano esentasse dai tributi, per la loro fedeltà, Cimbergo e Grevo.

Anche Cimbergo seguiva quindi negli anni seguenti le vicende della Contea Cemmese, da cui veniva staccato dal Senato Veneto il 25 febbraio 1441 quando infeudava quella Contea ai Federici. L'11 aprile 1441 la Contea di Cimbergo veniva infeudata al Conte Paride di Lodrone, sceso in Valle Camonica nel 1438 contro i Milanesi, con diritto alla successione. Infatti, alla sua morte essa toccherà ai figli Pietro e Giorgio. L'infeudazione veniva ripetuta il 14 dicembre 1448 con mutuo patto di fede. Data la fedeltà dei nuovi padroni, il castello di Cimbergo veniva escluso, con quello di Breno e di Lozio, dal provvedimento adottato nel 1455 dalla Repubblica Veneta con cui si provvedeva alla distruzione di tutti i castelli Camuni. Da documenti del 1476 risulta che i beni della Contea di Cimbergo erano in: Cimbergo, Losine, Grevo, Demo, Cedegolo e Cevo. Ma pure 'il castello di Cimbergo doveva soccombere al tempo nei secoli che seguirono, come fu per quello di Breno; la sua importanza infatti scemava via via con quella dei suoi Signori. Infatti di esso rimangono solo alcuni modesti ruderi.

Più serena e tranquilla era la vita della comunità locale, che il 12 ottobre 1447 si vedeva assegnate due terze parti della costa boschiva di Zero. Dalla comunità Cimberghese era in questo tempo frequente e numeroso il flusso di uomini verso il porto di Venezia, ove prestavano la loro opera come facchini. Fu appunto della Confraternita dei Facchini di Venezia la costruzione , nel 1529, della Chiesa di S. Giovanni Battista, a ciò incoraggiati dal Vescovo Paolo Zane. Ed infine un'ultima infeudazione vescovile assai interessante. Nel 1565, al 22 agosto, il Vescovo Domenico Bollani, concedeva a Matteo Ronchi di Breno gli affitti vescovili di Valle Camonica, escludendo esplicitamente le pernici della terra di Cimbergo.

 La storia seguente si confonde con quella generale di Venezia. Nel catastico del 1609, ampia relazione del podestà Giovanni di Lezze alla Serenissima, nel mentre concludeva il suo mandato amministrativo in Brescia e Provincia, a proposito di Cimbergo si legge: «Questo territorio benché alpestre produce bonissime biave d'un sol raccolto, castagne, ma non vini, né altri frutti. Gli habitanti sono tutti contadini che parte attendono all'agricoltura e parte vanno a Venezia dove servono per fochini. et altri essercitij manoali. et parte alle pecore. ma pochi. Gli sono due molini. una rasica et una roccha anlichissima, posta in sito     fortissimo, quiè delli Signori Conti di Lodrone».

Questi avevano ricevuto il castello in feudo da Venezia nel 1441 e ne man­tenevano il possesso all'epoca della stesura del catastico, anche se l'attenuarsi dell'importanza militare determinò il processo di decadenza del maniero che, dai Lodrone, nel secolo xviii passò a famiglie private.

        Note di storia religiosa

                 Cimbergo fece parte della pieve di Cemmo alle cui vicende legò le proprie.

Il 22 aprile 1459 si aveva quale parroco don Giacomo Boiaco, ma non dovette essere il primo. Non vi sono comunque altre memorie. Così della Chiesa Parrocchiale, la cui cappella originaria viene attribuita ai Monaci di Tour, essendo anticamente dedicata a S. Martino, le prime testimonianze certe si hanno dopo il 1570. data di inizio. dei registri parrocchiali. Essa venne ampliata nel 1613 e fu intitolata a S. Maria Assunta. I lavori furono però conclusi nel 1700, in quest'anno infatti il precario tetto esistente fu sostituito da più solida volta. Nel 1735 la Chiesa fu dotata di fonte battesimale. Più di un secolo dopo, nel 1851, fu innalzato il campanile su cui fu collocato un buon concerto di campane e per la cui costruzione vennero asportati numerosi sassi dal castello ormai diroccato.

Nel 1860, per iniziativa del parroco don Ferrarini, furono avviati i lavori per la costruzione della nuova chiesa parrocchiale. L'impegno dei cittadini per tale opera fu notevole, se non altro per innalzare una muraglia di arcate a sostegno del terrapieno su cui sorsero le nuove campate della Chiesa i cui lavori furono seguiti da un architetto del luogo: Giovanni Maria Donati. Fu poi abbellita con stucchi e tele una delle quali. rappresentante la «Natività della Vergine», è di Sante Cattaneo (1739-1819), artista salodiano «operum multitudine admirabilis, ingenio secundus nemini» come si legge sul suo epitaffio. Di un famoso scultore bresciano, Antonio Callegari (1699-1775) esistevano due statue dei Santi Pietro e Paolo, successivamente trafugate.

Altra Chiesa è quella di S. Giovanni Battista, che, come si è detto, venne eretta per opera della Confraternita dei Facchini. Opera del Baldissera è l'icona raffigurante la nascita del Santo (1621). Un ex-voto del 1653 ricorda un fatto tragico: la morte di due donne ed il ferimento di alcuni fedeli che erano raccolti in chiesa ad ascoltare la messa.

Distante dal paese qualche chilometro è la cappella detta dei morti di Boano, che ricorda i morti di peste. Interessante infme, dal punto di vista documentario, è la casa parrocchiale sul cui architrave, in arenaria rossa, è scolpito uno stemma gentilizio con sovrastante una data: 1592.

Economia e lavoro

      Cimbergo, con altri comuni montani. fa parte di quelle zone dove si è avuto, e continua ad aversi un graduale e costante spopolamento, non tanto per cause naturali, quanto per motivi migratori. Nel 1911 gli abitanti residenti erano infatti 1026 e proprio a partire da quella data il decremento demografico è stato continuo, fino ad arrivare agli attuali 560 abitanti (2014).

Le cause di tale fenomeno non riguardano solo Cimbergo, ma un po' tuttiipaesi montani che non hanno trovato nel turismo un rilancio alla loro economia. Per questi piccoli comuni il fondo Valle, la grande metropoli sono stati una forte attrazione, sia perché garantivano una più consistente remunerazione ed una più sicura occupazione. sia perché facevano superare quel senso di isolamento che la collocazione stessa dei borghi determina e accentua.

Occorre però del tempo perché, soprattutto i giovani, recuperino antiche tradizioni e lavori che ancora questi paesi di montagna possono offrire e con essi anche un modo nuovo e diverso di intendere la vita. La attività agricola ai nostri giorni si limita alla produzione di patate, frumento, foraggio ma quasi esclusivamente ad uso privato.

In passato era intensa la produzione di castagne, con cui gli abitanti si procuravano, scendendo nella pianura padana, i cereali necessari col semplice baratto. Ora questo commercio è nullo, non tanto per i tempi mutati, quanto per l'eccessivo taglio dei castagneti e l'oneroso costo della mano d'opera per la raccolta, la mancanza di pulizia dei boschi e da ultimo la grave infezione sui castagneti ad opera di parassiti.

    Nel settore agricolo l'allevamento del bestiame, che nel 1963-64 contava n. 207 capi, che possono comodamente monticare sulle locali alpi comunali, si è avuto un  regresso fino quasi ad azzerarsi. Le aziende, ed anche i capi infatti sono enormemente diminuite, segno di un sia pur lento distacco da questa antichis­sima attività, ma anche di quella trasformazione in senso industriale e commerciale della nostra società, per cui l'agricoltura e la zootecnia, data anche la natura dei luoghi, possono solo assumere il ruolo di seconda occupazione. In prospettiva si può prevedere la possibilità di una ulteriore e meglio strutturata rivalutazione del territorio in senso turistico. 

Il volume "Cimbergo" scritto dallo storico e ricercatore Don Franco Bontempi è disponibile e in vendita presso il Comune di Cimbergo